Il fascino di Leoncillo nei Sassi di MateraRecensione della mostra dello scultore ceramista spoletino organizzata a Matera dal Circolo "La Scaletta".di Alberto PellegrinoArti Visive: Recensioni Il Circolo “La Scaletta” ha avuto la meritoria intuizione che soltanto la scultura, anzi la grande scultura, poteva trovare la giusta collocazione e la giusta esaltazione nelle chiesi rupestri dei Sassi di Matera ed a questo scopo non solo ha promosso e organizzato la Biennale Internazionale di Scultura Contemporanea, ma anche una serie di mostre dedicate a scultori italiani di caratura internazionale, fra cui figurano anche due grandi artisti marchigiani come Pericle Fazzini e Arnaldo Pomodoro. Quest’anno la mostra è stata dedicata allo scultore - ceramista Leoncillo (Spoleto 1915 – Roma 1968), la cui opera è stata riproposta all’attenzione del pubblico e della critica nazionale dal 6 luglio a 30 settembre 2002. Si è trattato di un’ampia antologica che ha sintitetizzato tutto il percorso creativo di questo artista dalle origini alla piena maturità con una serie di sculture che hanno assunto un fascino aggiuntivo, arcano e coinvolgente grazie agli splendidi e suggestivi ambienti delle chiese rupestri della Madonna della Virtù e di San Nicola dei Greci, due gioielli di architettura ipogea che impreziosiscono il Sasso Barisano.
Le ceramiche di Leoncillo hanno acquistato in quello spazio arcaico una particolare forza, riappropriandosi di tutta la loro vitalità senza alcun squilibrio fra i segmenti temporali dell’antologica. Il percorso espositivo aveva inizio con le opere ancora legate ad un loro particolare, sofferto e cromatico valore figurativo che si esalta nell’affrontare sia i temi mitologici (Apollo e Marzia, Arpia, Penelope), sia i temi politico – sociali (Madre uccisa dai tedeschi, I minatori, Monumento ai caduti di Albisola), oppure aspetti della vita quotidiana. La mostra andava tuttavia acquistando fascino e spessore quando ci si addentrava fra le opere della nuova fase artistica di Leoncillo tutta giocata fra Informale e Spazialismo. L’artista, nel rinunciare ad ogni richiamo figurativo, continua a lavorare su materiali malleabili come la terracotta e il grès, smaltati e impreziositi da colpi di colore che assumono sempre un valore funzionale e mai puramente decorativo. Ci si muove fra queste piccole “colate di lava”, affascinati da una materia scavata e corrosa, riarsa come carboni consumati dal fuoco, grigia come l’asfalto, afferrati da una densa poesia della forma e del colore dalle connotazioni scabrose e difficili da interpretare. Tuttavia all’interno di queste masse materiche si possono leggere misteriose presenze , il rosso pulsare di un cuore, l’insonne tormento di un artista che cerca continuamente gli sbocchi alla sua fantasia, il fluire dei rossi che si fanno strada nel nero magmatico della lava per annunciare oscuri e tormentati presagi, le ferite che incidono dolorosamente la materia come nei San Sebastiano bianchi o colorati che si contorcono per sempre chiusi negli anfratti materici della loro prigione di terracotta, il fascino di certi notturni densi di tormentata solitudine.
Matera ci ha accolto con la straordinaria poesia di questa mostra, con i suoi bellissimi monumenti, con il fascino rinnovato dei suoi Sassi, chiamati a nuova vita da quando l’Unesco li ha dichiarati patrimonio dell’umanità. Alla sbalorditiva simbiosi fra le colate materiche di Leoncillo e i Sassi si aggiunge il volto di una città, dove si coglie una dimensione umana del vivere collegata ad una ritrovata consapevolezza della propria cultura artistica e antropologica, alla riscoperta di un ruolo umano e artistico nel cuore più profondo del Mezzogiorno italiano.
(Alberto Pellegrino) |
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