Ruy Blas: Hugo e Marchetti

Introduzione (2002)

di Alberto Pellegrino


Nel 1869 va in scena alla Scala di Milano il Ruy Blas di Filippo Marchetti (1831-1902), un`opera lirica che costituisce il vertice della sua produzione artistica e che consacra la sua fama di compositore, restando per diversi anni nei repertori di molti teatri italiani e stranieri. Marchetti, dopo gli studi fatti presso il Conservatorio di Napoli, aveva debuttato a Torino nel 1856 con l`opera Gentile da Varano su libretto del fratello Raffaello. A questo lavoro fanno seguito La Demente (1856) e la Giulietta e Romeo (1865), in cui il compositore camerinese comincia ad esprimere al meglio la sua vena romantica. Le opere composte dopo il “Ruy Blas” (Gustavo Vasa, 1875; Giovanni d`Austria, 1889) non raggiungono tuttavia il livello del suo capolavoro e lo stesso compositore sembra rendersi conto che l`ispirazione melodrammatica è ormai esaurita, tanto da affermare: “Quando una mente non sente più il bisogno di produrre, significa che ne ha perduto la potenzialità; è inutile lo sforzo! Nella mia giovinezza non potevo lasciar scorrere un giorno senza mettere qualche pensiero sulla carta; ora passano settimane senza che io senta la voglia di buttar giù una sola nota”.

Il Ruy Blas non apre strade nuove nell`ambito del melodramma, ma costituisce una delle ultime e più valide espressioni del Romanticismo musicale per la forza dell`ispirazione e l`intensità drammatica. Marchetti sembra profondere in esso tutte le potenzialità della sua personalità artistica e umana, forse perché si sente spiritualmente vicino (e ne è quindi attratto) al giovane eroe spagnolo, portatore di quegli stessi valori, virtù, fede, senso del dovere, spirito di sacrificio, nei quali crede il compositore marchigiano noto per la rettitudine e nobiltà d`animo, secondo la testimonianza di Enrico di San Martino e Valperga che ebbe modo di conoscerlo direttamente: “La cattiveria altrui provocava in Marchetti una incredulità, lunga, difficile da vincere. Quando, finalmente, la evidenza dei fatti aveva sconfitto la sua forte fede nella universale rettitudine, allora era in lui uno stupore, più triste che irritato, né il trascorrere degli anni, l`incalzare della vecchiaia, il moltiplicare delle esperienze, riuscirono mai ad indebolire tale sentimento. L`uomo comprende il mondo esterno per una continua comparazione con se stesso; era quindi naturale che al Marchetti non riuscisse comprensibile l`azione non buona, a lui, personificazione della bontà” (Commemorazione di Filippo Marchetti, Regia Accademia di Santa Cecilia, Roma, 1903).

Filippo Marchetti incontra sul proprio cammino di compositore il capolavoro teatrale di Victor Hugo per merito di Carlo D`Ormeville, che scrive per lui questo libretto credendo nelle sua qualità di musicista. D`Ormeville (1840-1924) occupa nel panorama del teatro lirico italiano un posto di rilievo per avere esercitato l`attività di critico teatrale,per aver fondato diversi giornali specializzati (per tutti ricordiamo La gazzetta dei teatri), per aver svolto la professione di direttore di scena anche presso il Teatro della Scala e di impresario teatrale (suo è il celebre allestimento dell`Aida nella Città del Cairo nel 1871), per essere infine autore di una ottantina di libretti d`opera, fra cui la Lorelay di Catalani. Data la rilevanza di questo librettista, riteniamo opportuno, pur rimanendo nel campo della drammaturgia musicale, compiere un`analisi comparativa fra il dramma di Hugo e il libretto scritto da D`Ormeville.


(Alberto Pellegrino)

 

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